I NÍX MAKRÁ

Νύξ Μακρά

21/12/2013

Cave of Cirlicì, Parabita, Apulia, Italy

An anthropomorphic figure appears to be suspended in the center of the Cirlicí Cave. The figure has five eyes, four are closed, while the fifth, centrally located, is opened and gives off light. The equine face is adorned with a crown of dead branches. The body is compact and geometric. The arms are outstretched, while the hand palms are opened with composure forming a right angle with their wrists.

 

Many of the materials used in the creation of this art installation are recycled, like the bottle of detergent, which later became the subject's head, dead branches placed in the occipital region of the head, the paper boxes and the newspaper that gave the overall shape to the figure.

The anthropomorphic being is placed under a huge cavity, which  let the natural light to come from the top of the cave. There are hundreds of candles that give warmth to the appearance of the rocks.

 

The Cirlicí Channel is one of the most interesting places of the territory of Paràbita. It is a deep channel, carved by water, over thousands of years. The local rock is tuff and easy to process. The area is in fact characterized by caves and grottoes, one of the most important, is located in the channel, and is named: Cirlicí Cave.

It is a very lovely place not only from the point of view of nature, but also from the historical point. The cave, probably inhabited since prehistoric times, includes rests of worship Basilian that characterized the area during the Middle Ages.

Despite the lack of care of the place and the unjustified neglect of human, the place retains great charm.

The date of the 21st of December is a key measure since ancient times: it is the Winter Solstice, the day when the night is the longest of the year. From this astronomical event the installation takes its title I Níx Makrá. It is the day when the darkness has won the light and for that reason it was decided to carry out the work to coincide with the sunset.

In ancient greek “I Níx Makrá” ( Νύξ Μακρά) means "the long night".

The anthropomorphic being, a little 'as in Plato's Myth of the Cave, is the existence in the dark.

 

Materials used: recycled plastic, dry branches of the vine, paper, candles and chewed light.

 

Authors: Dàvide Léōpìzzi, Sergio Calzolaro and Stefano Reo

Design: Dàvide Léōpìzzi

Produced by: Dàvide Léōpìzzi and Sergio Calzolaro in collaboration with Paolol Reo, Fabio Fiorenza and Līva Antonišķe

Composition: Stefano Reo

Photograph: Stefano Reo

Photograph documentation: Stefano Reo and Paolo Reo

 

Una figura antropomorfa appare sospesa al centro di una grotta. La figura ha cinque occhi: quattro sono chiusi, mentre il quinto, in posizione centrale rispetto agli altri, è aperto e sprigiona della luce. Il viso equino è ornato da un’aureola di rami secchi. Il corpo è compatto e geometrico. Le braccia sono protese in avanti, mentre i palmi delle mani si aprono compostamente formando un angolo retto con il polso.

 

Molti dei materiali impiegati nella realizzazione di questa installazione artistica sono di riciclo, come la bottiglia di detersivo, che è divenuta poi la testa del soggetto, i rami secchi posti nella zona occipitale del capo, gli scatoli e la carta di giornale che hanno dato la forma complessiva alla forma alla figura.

L'essere antropomorfo è posto sotto una enorme cavità, che dalla zona superiore della grotta lascia passare la luce naturale, mentre nella stanza della caverna sono disposte centinaia di candeline che danno calore alla fisionomia delle rocce.

 

Il Canale del Cirlicí è uno dei posti più interessanti del territorio parabitano. Si tratta di un profondo canale scavato nel corso dei millenni dall’acqua. La roccia del luogo è tufacea e di facile lavorazione. La zona è infatti caratterizzata da cave e da grotte: una, tra le più importanti, è proprio situata nel canale, e da questo ha preso il nome: Grotta del Cirlicí.

Si tratta di un luogo estremamente incantevole non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche da quello storico. La grotta, probabilmente frequentata sin dalla preistoria, racchiude testimonianze del culto basiliano che ha caratterizzato la zona durante il medioevo.

Nonostante la mancanza di cura del posto e l’ingiustificata incuria dell’uomo, il luogo conserva grande fascino.

La data del 21 Dicembre rappresenta un cardine della misura del tempo sin dall’antichità: si tratta del Solstizio d’Inverno, giorno in cui la notte è la più lunga dell’anno. Da questo evento astronomico prende il titolo l’opera I Níx Makrá. È il giorno in cui il buio vince sulla luce e per tal ragione è stato scelto di realizzare l’opera in coincidenza con il tramonto.

Dal greco antico, I Níx Makrá ( Νύξ Μακρά) significa “la lunga notte”.

L’essere antropomorfo, un po’ come nel Mito della Caverna di Platone, rappresenta l’esistenza nell’oscurità.

 

Materiali utilizzati: materia di riciclo, rametti secchi di vigna, carta, candele e luce masticata.

 

Ideazione: Dàvide Léōpìzzi, Sergio Calzolaro e Stefano Reo

Progettazione: Dàvide Léōpìzzi

Realizzazione: Dàvide Léōpìzzi e Sergio Calzolaro in collaborazione con Paolo Reo, Fabio Fiorenza e Līva Antonišķe

Composizione: Stefano Reo

Fotografia: Stefano Reo

Documentazione fotografica: Stefano Reo e Paolo Reo

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© 2013 Dàvide Léōpìzzi All rights reserved Designed by Dàvide Léōpìzzi P.IVA: 04675920757