I HĒMÉRA MAKRÁ

η Ημέρα Μακρά

21/06/2014

Old monastery of Santu Lattéri, Matino, Apulia, Italy

An individual human features is positioned with open arms on the steps of the Monastery of Santu Latteri. The figure has seven eyes positioned in different areas of the body: three on the face, one for the palm of the hand, one in the center of the chest and one in the genital area.

Ears of corn make up a sort of halo around his head.

 

The materials used in the art installation are recycled: a manikin and newspapers.

The whole body of the figure is white, while some details of the body are delimited in black. The irises of the eyes are colored magenta.

The anthropomorphic figure is placed at the end of a staircase carved into the rock that leads to a subterranean environment. The composition as a whole follows a symmetrical pattern.

The ambient light comes strongly from the shoulders of the figure and gently from the front, with a large circular hole at the top of the underground environment. The candlelight warms the rock in the vicinity of the subject. A cascade of wild vegetation invades the top of the stairs, behind the figure.

 

According to recent studies, the underground of the Monastery of Santu Latteri has Roman origins. The assumption is made valid by the unusual roundness of the site plan.

In the Middle Ages it was attended by monks who built an abbey, of which very little remains today. The site is now completely abandoned to the carelessness of man, indeed was swallowed by solar panels and is smothered by two large satellitar towers built in a couple of meters away.

The point of the hill where you will find the place, which is also called by the same name in the monastery, is among the highest in the area and provides a view of 300 degrees from east to west, passing through the south. It is one of the few places in the region, if not the only one, where you can watch the sun rising from behind the mountains of Albania and follow it until sunset behind the mountains of Calabria.

These characteristics have made the place an ideal place to carry out the tribute to the light of day, exactly when the Summer Solstice occurs and the time when the sun is highest in the sky.

From this, the art installation called I Hēméra Makrá, which from ancient greek (η Ημέρα Μακρά) means "the long day."

 

Materials used: manikin, newspaper and chewed darkness.

 

Conception and design: Dàvide Léōpìzzi

Produced by: Dàvide Léōpìzzi with the collaboration of Stefano Reo, Paolo Reo ed Emanuele Toma

Composition: Dàvide Léōpìzzi and Stefano Reo

Photograph: Stefano Reo

Photograph documentation: Stefano Reo and Paolo Reo

 

Un individuo dalle sembianze umane è posizionato con le braccia aperte sulla scalinata del Cenobio di Santu Lattèri. La figura ha sette occhi posizionati in diverse zone del corpo: tre sul viso, uno per palmo di mano, uno al centro del petto e uno nella zona genitale.

 

Delle spighe di grano compongono una sorta di aureola intorno la testa.

 

I materiali utilizzati nell’installazione artistica sono di riciclo: un manichino di pezza e della carta di giornale.

L’intero corpo della figura è bianca, mentre alcuni particolari del corpo sono delimitati in nero. Le iridi degli occhi sono di colore magenta.

La figura antropomorfa è posta al termine di una scalinata scavata nella roccia che porta in un ambiente ipogeo. La composizione nell’insieme segue uno schema simmetrico.

La luce dell’ambiente esterno arriva con forza dalle spalle della figura e con delicatezza dalla parte frontale, grazie a una grande cavità circolare posta nella parte superiore dell’ambiente ipogeo. La luce delle candele riscalda la roccia e l’intonaco in prossimità del soggetto. Una cascata di vegetazione selvatica invade la parte superiore della scalinata, alle spalle della figura.

 

Secondo recenti studi, il Cenobio di Santu Lattèri, o meglio, l’ipogeo che ne resta ha origini romane. L’ipotesi è resa valida dalla singolare circolarità della pianta del luogo.

In epoca medievale è stato frequentato dai monaci che hanno costruito un’abbazia, di cui oggi rimane davvero poco. Il luogo che oggi è completamente abbandonato alla non curanza dell’uomo è stato inghiottito da pannelli fotovoltaici ed è soffocato da due grossi ripetitori costruiti a un paio di metri di distanza.

Il punto del monte su cui si trova il luogo, anch’essa chiamata con lo stesso nome del Cenobio, è tra i più alti della zona e consente una visione di 300 gradi da est a ovest, passando per il sud, delle pianure circostanti. È uno dei pochi posti della regione, se non l’unico, in cui è possibile osservare il sole sorge da dietro le montagne dell’Albania e seguirlo fino al tramonto dietro i monti della Calabria.

Queste caratteristiche hanno reso il posto il luogo ideale dove realizzare l’omaggio alla luce del giorno, proprio in coincidenza del Solstizio d’Estate e del momento in cui il sole è più alto nel cielo.

Da questo, l’installazione artistica prende il nome di I Hēméra Makrá, che dal greco antico (η Ημέρα Μακρά) significa “il lungo giorno”.

 

Materiali utilizzati: manichino di pezza, carta di giornale e buio masticato.

 

Ideazione e progettazione: Dàvide Léōpìzzi

Realizzazione: Dàvide Léōpìzzi con la collaborazione di Stefano Reo, Paolo Reo ed Emanuele Toma.

Composizione: Dàvide Léōpìzzi e Stefano Reo

Fotografia: Stefano Reo

Documentazione fotografica: Stefano Reo e Paolo Reo

 

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